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Gusto e Contatto

Realizzare il progetto L’Arte del sud… Gusto e Contatto é stata una vera scommessa. Una scommessa che crediamo di aver vinto, soprattutto grazie all’impegno profuso da tutti coloro che hanno voluto fare insieme a noi questo percorso. Troppe volte avevamo visto realizzare interventi che trattavano la tossicodipendenza in modo accademico, organizzando tavole rotonde, convegni, corsi di formazione per operatori. Il denominatore comune di queste attività era sempre lo stesso: mancavano gli attori veri, i tanti ragazzi che non trovavano la ragione per smettere di assumere sostanze, che non riuscivano più a dare un senso alla loro esistenza. Da soli non si va da nessuna parte continuavamo a ripeterci.

Ognuno di noi lo sapeva, ma era difficile far dialogare gli operatori, mettere attorno allo stesso tavolo le varie istituzioni che lavoravano nel campo delle dipendenze, ognuno con le proprie esperienze, metodologie, le tante verità, spesso in conflitto tra loro. Con un buon progetto forse ci saremmo riusciti, abbiamo pensato. Un progetto che considerasse i ragazzi che, con fatica, avevano completato un programma di recupero e rischiavano, come spesso accadeva e accade, di ripiombare nel baratro per mancanza di occasioni di riscatto, di reinserimento, per mancanza di un lavoro. Se fossimo riusciti a dare un’occasione concreta di inserimento occupazionale, quei ragazzi avrebbero riacquistato anche la fiducia in se stessi.

É qui che é cominciata la scommessa. Siamo grati a quanti ci hanno seguiti e ci hanno dato modo di rafforzare i nostri convincimenti. Senza i nostri compagni di viaggio non ce l’avremmo mai fatta. Le associazioni Ass. Cuochi avellinesi, La Casa sulla Roccia, Madre coraggio, le A.C.L.I. , Don Tonino Bello, gli operatori del Ser.T dell’ASL-Avellino2 ci hanno creduto e sono stati tutti meravigliosi nel loro impegno e coinvolgimento umano, oltre che professionale. Adesso possiamo anche commuoverci e lasciare che scenda una lacrima senza imbarazzo quando andiamo a trovare i nostri allievi così orgogliosi nelle loro casacche di cuochi o addetti alla sala bar.

Ci hanno messo il cuore e non si sono risparmiati durante il corso di formazione. Se la sono guadagnata tutta la borsa lavoro che gli ha consentito di sperimentare sul campo, per cinque mesi, le abilità acquisite. Hanno fatto insieme a noi un percorso breve, ma di una straordinaria intensità emotiva. Adesso non ci resta che fare il tifo per loro. Ora possono giocare la loro scommessa, sarà difficile perderla. Basta crederci, così come tutti noi abbiamo creduto e crediamo, tuttora, nel loro riscatto.

L'Assessore alle Politiche Sociali
Maria Giova

Il Dirigente Settore Politiche Sociali
Salvatore De Vito




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