
La costruzione fu avviata nel 1132 dal vescovo Roberto e fu portata
a termine nel 1167 dal vescovo Guglielmo che l’arricchì
delle reliquie di S. Modestino che ne accrebbero il prestigio. Questi,
volendo adornare le colonne antiche le navate della costruenda cattedrale,
organizzasse una campagna di scavo nell’area della colonia romana,
in una terra già appartenente all’episcopio. E in questa
occasione che ebbe luogo il casuale ritrovamento, sotto una colonna
monolitica che aveva attirato l’attenzione di Guglielmo, dell’urna
con i resti dei corpi dei Santi Modestino, accompagnatoda una colomba
d’argento alludente alla sua carica vescovile . L’episodio
del giugno 1166 si pone a conclusione di una lunga vicenda costruttiva,
prestigioso sigillo della nuova cattedrale romanica e fondamento storico
della consacrazione di S.Modestino a patrono di Avellino. Nel 1167,
a testimonianza del proprio operato, Guglielmo fece apporre sulla
facciata un’iscrizione dedicatoria, oggi riprodotta in alto
a sinistra , da cui si ricava che il vescovo procurò di ampliare
il portale di ingresso. L’impianto è neoclassico ed è
evidenziato dalle ampie superfici piane, riquadrate in marmo giallo
delle cave di Gesualdo. All’interno della cattedrale, sotto
il pesante rivestimento dei pilastri e della decorazione di gusto
neoclassico si evince l’ariosità e l’agilità
della primitiva struttura romanica. Ancorati ad un intonaco, finito
e lisciato, con un medium che il più delle volte è una
proteina animale Derivata dalla carne o dal latte. È indubbio
che tale pitture sono le più belle, ma anche le più
Delicate. L’opera d’arte in questione non presenta salificazioni,
né alterazioni cromatiche: presenta Invece molto bene, in alcune
zone, la polverizzazione dei pigmenti e distacchi del tessuto pittorico
è dovuta ad Un inerzia termica e ad uno spessore della muratura
bassa e un gradiente di umidità della muratura variabile, perché
soggetta a fenomeni di condensazione e a debole umidità capillare
ascendente.